L’AVVENTURA DEI CAVALIERI DEL ROERO
di Dante Maria Faccenda

Le origini
Quando nel 1971 il geometra Riccardo Baggini e, con lui, i pionieri di quell’avventura (Tommaso Rabino, Giovan Battista Tarasco, Giuseppe Messa, Giuseppe Balestra, l’illustre enologo Umberto Ambrois, ecc.), ebbero la geniale intuizione della “Libera Associazione del Roero”, forse non si resero conto di aver lanciato sul nostro fertile territorio sociale una generosa manciata di ottima semente che, in breve tempo, germogliò in un campo rigoglioso di iniziative, tutte orientate a “ritrovare” e consolidare l’identità del Roero.
Una di queste, che cominciò presto a svilupparsi da una fitta rete d’intese sempre più condivise e convergenti, sbocciò pochi anni dopo come “Ordine dei Cavalieri di San Michele del Roero”. Il suo atto di nascita, stilato dal notaio Vincenzo Toppino, così s’introduce: «Addì venticinque novembre millenovecentottantadue in Bra nell’Albergo Ristorante “L’Arcangelo” in Strada San Michele numero 28 alle ore venti…».
La freddezza dell’elenco formale e burocratico dei quattordici «comparenti»1 che ne segue non può lasciar certo trasparire l’entusiasmo che animava tutti quei personaggi destinati in seguito ad essere citati con rispetto e gratitudine come «Soci Fondatori» né ci può consegnare il fermento delle loro idee e proposte. Ma quell’atto costitutivo formale, linea di partenza di un’oltre trentennale avventura, era in realtà la tappa dovuta di un percorso già iniziato fin dal maggio 1982: il fitto intreccio di riunioni, incontri conviviali, conversazioni telefoniche, scritti, aveva coagulato quel gruppo di amici attorno ad un’idea condivisa, impegnativa ed urgente: contribuire fortemente a connotare una precisa identità a quel territorio che, nonostante il lavoro della Libera Associazione del Roero, ancora veniva genericamente e riduttivamente identificato come “Sinistra Tanaro” o “Bassa Langa Asciutta”, dall’omonimo Consorzio Acquedotto.
Giorno decisivo era stato il 5 novembre 1982: in quell’incontro braidese un folto gruppo di appassionati del nostro territorio, esponenti di ogni categoria sociale, era pervenuto alla determinazione unanime di costituirsi nella libera associazione che venne siglata venti giorni dopo.
Ricorda Carlo Gramaglia, storico Maestro Vicario dell’Ordine: «Già all’inizio di dicembre i fondatori chiamarono a raccolta i primi personaggi neofiti cavalieri, tecnici, autorità. Si diede vita all’assemblea costituente e fu nominato il primo consiglio direttivo con la varie cariche. Maestro reggente venne eletto, a scrutinio segreto, Carlo Rista che a tutt’oggi ricopre quella carica…».
Nobile cornice dell’avvenimento fu il salone di rappresentanza del Castello Malabaila di Canale che vide confermati, quali membri del Consiglio Reggente, gli stessi soci fondatori; eletto Maestro Vicario Giovanni Boarino, cui succederà fino ad oggi Carlo Gramaglia. Fu nominato primo Segretario generale Gian Carlo Gallo e furono definiti la divisa, lo stemma e il collare.


Il territorio Roero

Ora si poneva immediata l’urgenza di riconoscere e tratteggiare una precisa fisionomia di quell’entità “Roero” di cui si voleva diventare paladini; perciò l’Assemblea, quale primo atto, ne volle ridisegnati i contorni includendovi, oltre ai 23 Comuni già indicati nell’Atto Costitutivo, anche Cisterna d’Asti per omogeneità di caratteristiche.
Su incarico di quella prima assise, fu il cavaliere Umberto Soletti, esperto grafico ed editore, a produrre un’efficace mappa che includeva i Comuni di Baldissero, Bra, Canale, Castagnito, Castellinaldo, Ceresole, Cisterna d’Asti, Corneliano, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà, Montaldo Roero, Monteu Roero, Monticello, Piobesi, Pocapaglia, Priocca, Sanfré, Santa Vittoria, Santo Stefano Roero, Sommariva Bosco, Sommariva Perno, Vezza d’Alba.
Successive decisioni vollero poi considerare “Roero” anche quella parte del territorio di Alba che insiste sulla sinistra Tanaro.


La rivalutazione del gioiello enologico

Lo Statuto sociale, nel definire l’Associazione come di volontariato, senza fini di lucro, apartitica e aconfessionale, ne indica tra i principali obiettivi quello di «[…] Promuovere e suscitare, attraverso iniziative opportune, un adeguato movimento di opinione e di fattivo intervento volto alla tutela e alla salvaguardia dei vini e prodotti locali, delle tradizioni, dei monumenti e dei siti storici, delle componenti ambientali e naturali del Roero, operando per lo sviluppo dell’economia e del territorio …». E specificamente al punto b), di «Riqualificare i vini locali …».
Considerata l’alta vocazione vitivinicola del territorio, primo ed immediato impegno dell’Ordine fu quello di contribuire fortemente a connotare, far riconoscere ed apprezzare il Roero quale terra di vini eccellenti, riscattandolo dalle penalizzanti timidezze indotte dalla soggezione inveterata agli affermati vini di Langa. Si decise allora di riprendere con coraggiosa decisione e rafforzare l’eccellente lavoro già avviato dalla Libera Associazione del Roero e dal suo lungimirante e storico presidente, il professor Umberto Ambrois, i quali, fin dal 1974 avevano disciplinato l’uso del marchio “Roero” sui vini, approvandone anche il Regolamento. Ma il Consorzio Tutela dei Vini del Roero fortemente voluto dallo stesso Ambrois nel 1980, non aveva preso sufficiente abbrivio.
Perciò l’Ordine dei Cavalieri costituì immediatamente una Commissione Vini formata da riconosciuti esperti e presieduta dal cavaliere Luigi Malò, stimato professore della Scuola Enologica di Alba.
Questo nucleo divenne presto un apprezzato punto di riferimento per consulenze gratuite ai vignaioli e produttori nostrani che gli riconobbero un prezioso ruolo consultivo di assoluta affidabilità. Furono organizzate le prime degustazioni collettive promozionali in collaborazione con le Pro Loco. La commissione assunse in prima linea un ruolo propulsivo e di collaborazione con sindaci, produttori, promotori vari, per la realizzazione del catasto vitivinicolo nel 1983 permettendo alla nostra Provincia di annoverarsi tra le prime in Italia a dotarsi di tale documento.
Analogo impegno la commissione profuse in pubbliche audizioni, costruzione di schede sui profili organolettici e contatti con gli enti regionali per le incombenze non soltanto burocratiche che consentirono di acquisire la D.O.C. al “Roero” nel 1985, al “Roero Arneis” nel 1989 e, successivamente, la D.O.C.G. per entrambi.
L’Ordine allestì a proprie spese uno stand al “Vinitaly” di Verona sollecitando i produttori locali ad esporre i propri vini in quella prestigiosa vetrina.
Sbocciò poi l’intuizione ed il conseguente forte impegno per l’istituzione a Canale dell’Enoteca Regionale destinata ad assicurare al Roero un brillante e meritato risalto a livello nazionale e internazionale. Il suo ormai storico presidente, professor Luciano Bertello, in occasione del trentennale dell’Ordine scrisse: «[…] l’Ordine dei Cavalieri di San Michele del Roero è stato l’elemento determinante della nascita dell’Enoteca Regionale, continuando in questi trent’anni a darle la massima collaborazione …». In questa iniziativa, oltre al primario ruolo propulsivo, l’Ordine si pose in aperta e cordiale sinergia con tutti i sindaci del Roero, la Camera di Commercio, la Cassa Rurale di Vezza d’Alba, le autorità provinciali e regionali, apprezzando e sostenendo l’impegno dell’allora sindaco di Canale e cavaliere Emilio Barbero.


La promozione del territorio a tutto campo

Oggi che il Roero è diventato adulto, fa specie ricordare come negli anni ’80 del secolo scorso fosse stato necessario impegnarsi per farne emergere e riconoscere l’identità nella coscienza degli stessi suoi abitanti prima ancora di esportarne l’immagine. Instancabile fu in tal senso l’impegno dell’Ordine fin da subito attraverso una fitta serie di convegni nella sede privilegiata di Vezza d’Alba, ma anche in diversi castelli e Comuni roerini. Ogni anno relatori qualificati sedettero al tavolo di quegli incontri rivolgendosi ad associazioni e cittadini, operatori ed Amministrazioni, per sensibilizzare ad una crescita culturale ed economica del territorio e a strategie per una sempre più ampia visibilità delle sue peculiarità e dei suoi prodotti.
Basti citare alcuni tra gli innumerevoli temi trattati: l’urbanistica abitativa, i luoghi del lavoro, la valorizzazione paesaggistica, il tartufo, la fragola, i vini, il nocciolo, il futuro del Roero tra occupazione e ambiente, il turismo e la ricettività alberghiera, la segnaletica stradale, la pulizia dell’ambiente.
La realtà “Roero” doveva ritrovare le proprie radici che occorreva prioritariamente far scoprire ai più giovani. In accordo con gli Istituti scolastici del territorio si coinvolsero, a questo scopo, gli insegnanti in corsi di aggiornamento. Migliaia di alunni – veicolo privilegiato per una ricaduta delle informazioni sulle famiglie – parteciparono ad alcuni articolati progetti di studio e ricerca. In particolare i temi “Il mio Roero -‘l nòstre rèis” e “Roero pulito” videro impegnati per due anni scolastici 1.500 alunni e 80 insegnanti, sfociando, al termine, in grandi kermesse esplorative e festose, nel Parco Regionale del Roero.
Ma da subito fu ritenuto anche importante esportare dai confini territoriali l’immagine di questa “terra ritrovata” e ancora poco conosciuta ai più. Vetrine importanti del territorio roerino, dei suoi vini, della sua gastronomia, dei suoi prodotti ortofrutticoli furono perciò allestite dall’Ordine nel salone delle feste del Casinò di San Remo, al Centro Navigli di Milano, a Zurigo, presso la Fiera del tartufo di Alba, a Torino presso la Regione Piemonte e l’Unione Industriale, e presso altre sedi qualificate..
Con la stessa motivazione promozionale furono attivate sezioni dell’Ordine negli hinterland torinese e milanese, tuttora vivaci e copiose d’iscritti e, a livello europeo, oltre ad annuali gemellaggi e scambi culturali a largo raggio, si favorì l’investitura a cavalieri del Roero di personaggi influenti in diversi contesti d’oltralpe.
“Benvenuti nel Roero” fu il messaggio di cordialità e simpatia dei numerosi cartelli fatti installare dall’Ordine, col sostegno della Cassa Rurale di Vezza d’Alba, sulle principali vie di accesso al territorio, in sostituzione degli ormai scomparsi cartelli installati anni prima su iniziativa della Libera Associazione del Roero.

Quella forte tensione dell’Ordine dei Cavalieri per contribuire a “ritrovare” la nobile terra del Roero non si è spenta nell’arco dei suoi trentatré anni di vita: anzi, oggi l’Associazione, forte degli oltre suoi seicento soci, della guida tuttora instancabile ed appassionata del Gran Maestro Carlo Rista, delle diverse e propulsive commissioni di lavoro e soprattutto dell’inossidabile entusiasmo ed amore per questa terra, è più viva ed attiva che mai, rigogliosamente ramificata in mille apprezzate iniziative «di promozione e propaganda in Italia e all’estero, a favore della realtà Roero» così come prevede il suo Statuto.

1 I quattordici «comparenti» nell’atto fondativo dell’Associazione: Carlo Arpino, ristoratore, di Bra; Angelo Berbotto, biologo, di Baldissero d’Alba; Giovanni Boarino, artigiano, di Piobesi; Ugo Borgogno, rappresentante, di Baldissero; Livio Bramardi, ristoratore, di Bra; Felice Cerruti, dirigente d’industria, di Vezza d’Alba; Franco Cravero, medico chirurgo, di Alba; Gerardo Dal Pozzo, conte, imprenditore agricolo, di Canale; Renato Fresia, pensionato, di Guarene; Carlo Gramaglia, pubblicista, di Alba; Franco Marcellino, bancario, di Vezza d’Alba; Baldassarre Molino, bancario, di Torino; Carlo Rista, dirigente bancario, di Vezza d’Alba; Umberto Soletti, pubblicitario, di Baldissero d’Alba.
Erano inoltre presenti il giornalista Giovanni Bonati, gli accademici Augusto Piolatto e Cesare Massa, il presidente della C.C.I.A. di Cuneo Giangiacomo Oddero, i giornalisti Antonio Burzio, Leonardo Osella, Giorgio Mistretta ed il verbale scusa l’assenza, per impegni, dei professori Andrea Cane e Virgilio Blardone.