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La cultura della tavola del Roero si colloca nel solco della più tipica cucina albese. Una cucina che sa di vino e che frequenta filari e cantine. Ma la tavola del Roero presenta una forte personalità ed una ricchezza di sapori, di colori e di profumi del tutto originale: perché variegato e multiforme è il paesaggio agrario roerino. E’ una cucina per tutte le stagioni che, tra i suoi elementi più caratteristici, registra la grande presenza della frutta e prodotti a maturazione primaticcia. Dalla pesca alla pera madernassa, dalla castagna della madonna al tartufo delle rocche, dai primaverili asparagi alle fragole, dai funghi alle tinche è una sequenza continua di prodotti tipici del territorio. Una cucina che, per ragioni storiche, geografiche e culturali, si presenta ingentilita da contaminazioni con la cultura borghese o di corte cittadina. Infatti, appartengono alla cucina tradizionale del Roero abbinamenti di gusto esotici e inusuali, che si spiegano soltanto attraverso la diffusa presenza sul territorio di famiglie aristocratiche e con la vicinanza a Torino.



Le pesche di Canale

Le leggiadre e rosee fioriture del pesco hanno scritto pagine fondamentali nella storia del paesaggio e nella cultura del Roero., culla della frutticoltura moderna. E’, infatti, al pesco che i contadini di queste colline, a fine Ottocento, dif ronte alle difficoltà incontrate dalla viticoltura, affidano la loro volontà di riscatto economico. Dapprima timidi, pionieristici tentativi che, partendo da Vezza d’Alba (avv. Ettore Ferrio, bricco San Martino, 1885), si allargano ben presto a macchia d’olio a tutto il Roero. Un’avventura agraria, l’epopea di una generazione contadina: capace di far assurgere a fama europea il nome di Canale, mercato giornaliero del pesco fin dal 1908, e di estendere il pesco su una superficie che, alla fine degli anni Venti, sarà calcolata in oltre mille ettari. Il pesco diventa pertanto l’orgoglio del Roero e dei suoi contadini: se non primi, sicuramente fra i primissimi peschicoltori d’Italia. Tra queste colline e il pesco si stabilisce un legame culturale ed affettivo, come testimoniano anche i variopinti nomi con cui i contadini battezzano le diverse cultivar. Nomi che rispecchiano emozioni, fatti e personaggi storici o inveterati abiti culturali. Dai “fior di maggio” ai “Beicme ben”, dai “San Giovanni” ai “Lenin”, dai “Giaun e russ” ai “Repubblica” ed ai “De Gasperi”, ogni varietà ha un angolo di Roero da descrivere, una pagina di epica contadina da raccontare. Alla vite ed alla cultura del vino si affiancano così il pesco e la cultura del frutticoltore: nel paesaggio, nei bilanci, nel lessico, nella farmacopea e nella quotidianità contadina. E, ovviamente, nella cucina.