|
NUOVI STUDI E RICERCHE GIOVANILI
INCENTIVATI DAI CAVALIERI DEL ROERO
|
Dante Maria Faccenda
Il premio biennale di laurea
Oltre alle ventidue borse di studio consegnate
annualmente ad altrettanti studenti roerini particolarmente
distintisi nelle diverse scuole superiori, il nostro Consiglio
Reggente ha istituito nel 2008 un “Premio biennale
di laurea” da assegnare per concorso ad una tesi svolta
su di un argomento attinente al Roero.
Lo scopo del Concorso è duplice: primariamente quello
di incentivare la produzione di studi originali su aspetti
del Roero non ancora sufficientemente – o per nulla
– esplorati ed, al contempo, arricchire la bibliografia
relativa al nostro territorio di nuove ed accurate ricerche
avvalorate dal crisma universitario.
Ben dieci neo-dottori hanno presentato le proprie tesi di
laurea alle due edizioni del concorso 2008 e 2010: tutti
lavori eccellenti che spaziano sugli aspetti storici, antropologici,
geografici, artistici, socio-economici, ecc. del Roero.
Un’apposita commissione ha selezionato, per ciascuna
delle due fasi concorsuali, quella tesi di laurea che ha
ritenuto di maggiore originalità scientifica e culturale
e della massima attinenza al territorio.
Una copia delle tesi finora raccolte sarà presto
a disposizione di tutti, per consultazione, presso la Biblioteca
Civica di Canale, mentre su La Roa, a partire da questo
numero, ci proponiamo di presentarne alcune.
“Il senso del paesaggio nel Roero”
è il titolo della tesi vincitrice
della tornata concorsuale 2008, presentata dalla neo-dottoressa
Giorgia MUO’, di Sommariva Perno, laureatasi in Storia
e conservazione dei beni architettonici e ambientali presso
la facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.
Dottoressa Muò, perché nella
sua tesi sperimentale ha focalizzato l’attenzione
proprio sul Roero?
Oltre che per ragioni affettive di attaccamento
alle mie radici familiari, ho voluto dare un piccolo contributo
alla promozione di un territorio di per sé altamente
identificato nell’immaginario collettivo, locale e
non solo: infatti, rispetto ad altri luoghi limitrofi come
le Langhe e il Monferrato, il Roero ha una forte carica
identitaria che va al di là dell’insieme ed
esprime in maniera globale le tante sfaccettature assunte
dal suo paesaggio. La varietà morfologica e la complessità
culturale di questo territorio, lo rendono particolarmente
sentito dalle comunità locali, che lo identificano
come un paesaggio di collina unico ed irripetibile nel contesto
piemontese.
Quali obiettivi si era data accingendosi
a questo poderoso lavoro di oltre trecento pagine?
Mi sono posta l’obiettivo di indagare
il “senso” del paesaggio roerino, ovvero il
significato assunto da questo territorio per gli abitanti
locali, verificando inoltre l’esistenza di un senso
d’identità collettivo e uniformemente condiviso.
E quale scelta metodologica ha effettuato?
Per interpretare il paesaggio del Roero ho
scelto di utilizzare quattro differenti sistemi di lettura:
anzitutto un’attenta ricerca bibliografica e cartografica
arricchita dal profilo ecologico- naturalistico, storico-culturale,
insediativo ed infrastrutturale. In secondo luogo ho analizzato
il quadro socio-culturale, in particolare sotto l’aspetto
turistico, per passare poi ad un’attenta ricerca sulla
stampa locale dell’ultimo triennio rilevandone i pareri
della comunità locale sul paesaggio e sulle sue trasformazioni.
Da ultimo, suddiviso il Roero in cinque macro aree principali,
ho intervistato per ciascuna di esse alcuni opinion-leader
notoriamente in grado di riportare un’opinione generalizzata
e condivisa. Nonostante la varietà delle singole
percezioni e la frammentarietà dei territori considerati,
ho verificato l’esistenza di un fil rouge che lega
indistintamente le molteplici identità, una sorta
di “coscienza paesistica” diffusa nell’immaginario
collettivo e riconosciuta in tutto il territorio.
Una visione del Roero, quindi, ottimistica,
quasi idilliaca …
No, no. Ho rilevato la necessità
di costruire con i fatti un’identità altresì
politica e amministrativa per una gestione globale della
regione. Inoltre, ho tenuta ben desta anche un’attenzione
critica evidenziando gli aspetti negativi che purtroppo
deturpano qua e là il paesaggio, augurandomi di aver
così contribuito a circoscrivere delle ipotetiche
aree di intervento di riqualificazione; e ciò soprattutto
mentre già si prospettava la possibile candidatura
dei nostri paesaggi vitivinicoli per l’iscrizione
nella lista UNESCO dei beni patrimonio dell’umanità.
|