Là
dove 3 milioni di anni fa era il dominio incontrastato
del Mare Padano, è oggi tutto un susseguirsi
di dolci e fertili colline, segnate, al culmine, da
castelli, torri, villaggi, chiese, cappelle votive.
Questa
composta fantasmagoria di colli ove vigneti s'alternano
a noccioleti, a frutteti, a macchie di boschi, inizia
non distante da Torino: a meno di 35 Km. in direzione
sud-est, tra i confini della provincia ed il corso
del Tanaro s'incontrano il Roero, ultima propaggine
delle colline astigiane. Il nome risale ad una famiglia
di mercanti e banchieri astigiani, i Rotarii.
I Rotarii o Roero
come vennero chiamati in epoche successive - annoverarono,
a partire dal 13° secolo, tra i loro possedimenti
molti castelli e dei borghi della Sinistra Tanaro.
C'è anche
chi vede, nel nome Roero, l'eco di una lontana ma
diffusa caratteristica botanico-ambientale: dall'essere
cioè, un tempo, un'area fittamente ricoperta
di roveri.
Quale che sia
l'esatta genesi del nome con cui oggi l'identifichiamo,
questa terra dai contrasti assai marcati offre squarci
di una bellezza squisita, in una natura sufficientemente
intatta.
Ai boschi di castagni
e di pini fanno da contrappunto vigneti impervii al
punto da farvi apparire impossibile l'opera dell'uomo:
fragoleti che disegnano con geometrie ordinate tanto
i tratti pianeggianti quanto i contrafforti più
dolci delle colline: isole di frumento e di mais,
alberi da frutta, campi coltivati, che si spingono
sino alle soglie di antiche chiese, castelli e torri
imponenti, belle case di campagna, cascine. Anche
gli abitanti, in genere, sono adagiati sulle creste
delle colline e questo fatto contribuisce a rendere
più spettacolare e suggestiva la visione del
Roero.

|